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Mirko Ipnotizzato

by SoothyGuy

Chapter 1

Il nuovo club privato era sorto un anno prima in un ex ferramenta abbandonato. Nessuno sapeva, o almeno nessuno diva, che cosa nascondessero le vetrate colorate imperscrutabili. Da pochi mesi erano iniziate delle strane sparizioni di giovani ragazzi, apparentemente senza motivo, che riapparivano poi qualche giorno più tardi, al più a una settimana di distanza. I casi erano seguiti dalla polizia, sebbene non con particolare zelo.

Mirko era in palestra, anche lui informato dei fatti ma, come spesso avviene, assolutamente incurante della cosa. Terminato il suo allenamento, come sempre, si apprestava a farsi la doccia per poi tornare a casa. Non aveva fretta, vivendo da solo da ormai un anno, da quando ne aveva 23. tendeva quindi a prendersela comoda.

Spogliatosi degli indumenti sudati, controllati gli sms sul cellulare, prese il barattolo del bagnoschiuma. Trasalì d’improvviso accorgendosi della figura vestita di scuro in un angolo dello spogliatoio. Non si era accorto che fosse entrato qualcuno, e quando era entrato lui non aveva notato nessuno. Tuttavia l’estraneo sembrava essere più interessato al polsino della sua camicia nera che non al ragazzo sudato che lo guardava, perplesso, dal centro dello spogliatoio.

Mirko decise di occuparsi dell’estraneo più tardi, se ancora fosse stato li. Non riusciva a vederlo in faccia, tuttavia gli sembrava un uomo e non un ragazzo, maturo per giunta, e molto fascinoso. Probabilmente aveva 40, o 50 anni, e sembrava avere un fisico di tutto rispetto. Da lontano, Mirko suppose che l’uomo stesse armeggiando con dei gemelli da camicia. Un bagliore metallico o cristallino confermò la sua idea. Di nuovo si costrinse a muoversi per andare a fare la doccia, prima che l’uomo si accorgesse di lui. Tuttavia qualcosa lo tratteneva.

- Ti piacciono i miei gemelli?

La voce calda e virile sembrò, per un momento, pervadere l’intera stanza, trasformando lo spogiatoio umido in un luogo di meraviglie. L’illusione durò un istante, e Mirko non rispose.

- Allora ti piacciono? Se vuoi te li faccio vedere meglio…

L’uomo si era alzato, e lo stava guardando con un intenso sguardo verde. Il suo volto era pulito, con una mascella prognata estremamente virile e solo da qualche impercettibile segno si vedeva che aveva passato i trent'anni. L’uomo misterioso si era avvicinato, entrando nella luce dei neon e mostrando i suoi capelli corvini spettinati, ed i suoi intensi, ipnotici occhi verdi. Tra le mani stringeva qualcosa, una sorta di catenella sottile come un filo. Ad uno scatto della sua mano, un piccolo bottone iridescente volò in aria, seguito da un altro gioiello. Le due lucine percorsero un cerchio completo, tornando nelle mani dell’uomo e poi di nuovo in aria, lungo il tracciato della catenella. Mirko si ritrovò a osservare rapito quello spettacolo di luci, il gioco di un abilissimo giocoliere.

- Guarda i gioielli. Osservali.

Mirko voleva rispondere, ma si ritrovò a osservare le due lucine e giudicò inutile una risposta.

- Lasciati rapire

Rapire? A che cosa si riferiva l’estraneo?

- Lasciati addormentare

Una strana sonnolenza colse Mirko, appesantendogli le braccia. Non si accorse nemmeno di lasciar cadere il barattolo di shampoo.

- Ora DORMI

La strana enfasi del termine gli fece sbattere le palpebre un paio di volte. Sentì una strana leggerezza, poi due braccia forti che lo afferravano. Perse i sensi quando l’uomo gli sussurrò qualcosa all'orecchio.



Quando Mirko si ridestò, si accorse di non riuscire a muoversi. La seconda sensazione che provò fu di essere immerso nella melassa: il suo cervello non sembrava funzionare a dovere. Un suono strano gli risuonava nelle orecchie attraverso delle cuffie, e i suoi occhi erano abbagliati da una luce simile ad una spirale rossa che sembrava irrorare tutta la stanza di un bagliore scarlatto. Si accorse infine che la stanza non era molto grande. Anzi, era una specie di piccolo loculo, e l’aria sembrava venire da una mascherina appoggiata al suo naso e alla sua bocca. Una voce calda e suadente inondò la sua mente, proveniente da tutte le direzioni e da nessun luogo in particolare.

- Ciao Mirko, come va?

- Bene padrone.

La risposta gli sovvenne automatica, senza nemmeno pensare. Padrone? Perché stava chiamando qualcuno padrone?

- Riesci a pensare, Mirko?

- Si Padrone.

Un sospiro inarticolato derivò dalla voce eterea, carico di disapprovazione.

- mmmmm prevedibile. Mi dispiace per te, Mirko.

La comunicazione si interruppe, lasciando il ragazzo in forte apprensione. Il suono nelle sue orecchie, quasi impercettibile, aumentò di volume. Pur non facendogli male alle orecchie, sembrò stordirlo. La luce rossa aumentò di intensità, e tuttavia Mirko sgranò gli occhi, quasi per accoglierla. una ventata di aria più fredda pompò nella mascherina, portando con sé un forte odore di piedi e di qualcosa di chimico. Tutto il suo corpo fu scosso da una fortissima eccitazione, poi sprofondò in un abisso più nero della notte.

Sul monitor dal suo centro di controllo, l’uomo diede un paio di annoiati colpi di masturbazione. Gli piaceva vedere come i ragazzi reagissero al suo trattamento. Mirko stava reagendo appena peggio del previsto, ma in poco tempo lo avrebbe reso incapace di pensare. Sullo schermo, appena aveva riportato i parametri alla trance chimica, il ragazzo aveva sgranato gli occhi e poi aveva rotolato all'indietro le pupille, mostrando la sclera bianca. Era un piacere vederlo afflosciato, quasi svenuto, ad ascoltare il training che gli stava somministrando nelle orecchie. Gettò lo sguardo su altri monitor: ognuno di essi inquadrava un ragazzo a petto scoperto, con le palpebre socchiuse e le orbite totalmente bianche. Uno schema su ogni video riassumeva le funzioni vitali del ragazzo inquadrato. L’uomo misterioso si afflosciò sulla sua sedia di pelle, sorridendo…



Mauro era seduto in poltrona, con una mano appoggiata sulla cornetta del telefono e con l’altra che tamburellava freneticamente sulla scrivania di mogano lucido. Il suo sguardo era fisso su un numero scribacchiato a mano, da un suo amico d’infanzia che condivideva con lui i suoi particolari gusti sessuali. Infatti, nonostante avesse ormai sessant'anni, i suoi desideri non si erano affatto placati e sua moglie non poteva più soddisfarlo appieno. Come il suo amico, con cui spesso passava delle piacevoli serate, amava soprattutto i ragazzi giovani e virili. Spesso si era intrattenuto con ragazzi dell’età di suo figlio Mirko. A volte aveva fantasticato di intrattenersi anche con lui, sebbene non avesse mai avuto il coraggio nemmeno di indagare se questo fosse possibile o meno. Comunque ora aveva un contatto: se avesse chiamato, avrebbe avuto a disposizione una vasta scelta di ragazzi con cui passare la serata altrimenti solitaria.

Compose il numero, con esasperante lentezza e sentendo un tuffo al cuore in corrispondenza con il primo squillo. Una voce maschile registrata lo guidò passo passo nella scelta del giusto accompagnatore, e una volta scelto quello più vicino alle sue preferenze gli bastò digitare il numero della sua carta di credito. Venti minuti ed il suo gigolò sarebbe arrivato. Compose un altro numero e si consultò con Paolo, il suo amico d’infanzia: sarebbe stato li prima del suo gigolò, e si sarebbero divertiti in tre. Con trepidazione andò a specchiarsi, pettinando i capelli brizzolati ed aggiustandosi il completo elegante. In fondo, pensò, era ancora un bellissimo uomo.

Un famigliare bussare alla porta lo avvisò che paolo era arrivato. Gli andò ad aprire e gli strinse vigorosaqmente la mano. Non servivano convenevoli, non con il suo amico: i soli sguardi erano sufficienti per capire che entrambi erano entrambi eccitati. Un lieve rigonfiamento si muoveva nei pantaloni di Paolo, e Mauro si ritrovò a pensare quanto quel suo amico fosse carino. Aveva poco più di 50 anni, i capelli ancora castani e il viso asciutto e magro, con un velo di barba. Aveva un profumo virile, che nascondeva i suoi ancora intensi odori maschili. Si sedettero sul divano, e Paolo appoggiò i piedi sul tavolino.

- Allora Mauro, hai preso un bello schiavetto?

- Si beh, la selezione era piuttosto accurata… ma non si trattava di gigolò?

- Beh sai, io sono un amico del proprietario. E mi ha detto che i suoi, come li chiami tu gigolò, sono molto speciali. Subiscono una sorta di trattamento, per cui obbediscono ad ogni cosa tu ordini loro. E, volendo, mi ha anche detto una parolina segreta, che li rimanda in una profonda trance, e loro diventano come i tuoi zombie

- Aspetta non capisco…

- Non c’è bisogno che tu capisca, te lo mostrerò.

La conversazione fu interrotta dal campanello che produsse un paio di allegri trilli. Paolo si alzò e andò ad aprire, proprio come se fosse casa sua. Tornò un paio di secondi dopo, e Mauro ebbe un tuffo al cuore.

Il suo migliore amico aveva una mano appoggiata alla spalla di un ragazzo che conosceva bene, un vecchio amico d'infanzia di suo figlio, vestito solo di una giacca di jeans e di un paio di attillatissimi pantaloni di pelle scura. La sua patta pulsava ed il suo sguardo era ebete, perso nel vuoto. Si sentì tremare le gambe e si sedette.

- Hey Mauro, che ti capita?

- È un amico di mio figlio… che gli hanno fatto?

- E chi se ne frega? Sta bene e non si accorge di nulla! Ha la testa piena di segatura.

Paolo passò una mano davanti agli occhi del ragazzo, che rimasero immobili.

- Visto? Sta bene, e non si accorge di nulla. Non dirmi che vuoi rinunciare a questo splendore di ragazzo

- No. Beh no...

- E allora divertiamoci! Guarda:

sussurrò qualcosa nell'orecchio di Mirko. I suoi occhi rotolarono all'indietro, divenendo bianchi, poi il ragazzo iniziò a spogliarsi fino a rimanere nudo. Un altro sussurro al suo orecchio, e tutto il suo corpo si irrigidì, come fosse un pezzo di ferro. Paolo prese due sedie, sollevando il ragazzo quel tanto che bastava a metterlo tra una sedia e l’altra, appoggiando il suo collo su una e i suoi piedi sull'altra. Il suo cazzo era rigido e pulsante, ed un piccolo rivolo di saliva gli colava dalla bocca lungo la sua guancia

Paolo abbassò i pantaloni, infilando il cazzo in bocca al ragazzo, mentre Mauro, ormai ripresosi, iniziò a spompinare voglioso il pene del ragazzo. Paolo diede un altro ordine a Mirko:

- Alzati, e annusa i piedi a Mauro. Poi rilassa il culo.

Mirko si afflosciò, ricadendo sul pavimento, per poi alzarsi e mettersi in ginocchio. Levò i mocassini all'uomo e iniziò ad annusargli i piedi. Paolo invece infilò il suo cazzo turgido e rosso nel culo del ragazzo, iniziando a pompare alla grande.

- Mirko, lecca.

Disse Mauro. E il ragazzo prese a succhiare i piedi all'uomo, ormai così eccitato che, in pochi secondi, sparò un copioso getto di sborra. Con un grugnito anche Paolo venne, e liberando il culo di Mirko dal suo cazzo afflosciato emise ancora un rivolo di sperma bianco. Tuttavia, per quanto provassero, i due uomini non riuscirono a far venire Mirko.

Ormai soddisfatti, i due uomini presero una birra, brindando alla serata. Rivestitosi, anche Mirko se ne andò, incosciente di tutto.

- Mauro, ricordati di lasciare un feedback.

La sera stessa, Mauro lasciò un feedback molto positivo nella segreteria telefonica del negozio.



Risentendo il messaggio in segreteria il giorno dopo, l’uomo misterioso fece chiamare Mirko. Nella stanza buia, l’uomo seduto ammirava il suo schiavo rigido sull’attenti.

- Mirko sei stato bravo. Ora annusami i piedi, è la tua ricompensa.

Il ragazzo cadde in ginocchio, iniziando a slacciare uno stivale del suo padrone. Tolto lo stivale fu investito da un potente odore penetrante: il piede del padrone era nudo e morbido, ma sporco di sudore e polvere di cuoio. Mirko vi truffò il naso, ed il suo cazzo ebbe un sussulto. Roteò indietro le orbite e venne con una grande potenza. Poi si afflosciò sul pavimento.

- Ora Mirko porta qui qualche tuo amico della palestra.

- Si padrone.


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